sabato 29 luglio 2017

Onda del mare


JOSÉ SARAMAGOSaramago

ACQUA CHE ALL’ACQUA TORNA...

Acqua che all’acqua torna, di luce sfrangiata,
si apre l’onda in spuma.
Movimento perpetuo, arco perfetto,
che si erge, ricade e rifluisce,
onda del mare che il mare stesso nutre,
amore che di se stesso si alimenta.

(da Le poesie possibili, 1966 - Traduzione di Giulia Lanciani)

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Il Premio Nobel portoghese José Saramago (1922-2010) è alla sua prima prova poetica con Le poesie possibili: è la parola, la poesia quindi, a poter superare il disinganno del vivere, la sofferenza, il limite umano. E quella parola, come un’onda che di continuo si riversa a nutrire il mare, si può manifestare solo nell’amore.

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Onde

FOTOGRAFIA © HDQWALLS

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LA FRASE DEL GIORNO
Dev’esserci un colore da scoprire, / un insieme di parole occultato, / dev’esserci una chiave per aprire / la porta di questo muro smisurato.
JOSÉ SARAMAGO, Le poesie possibili

venerdì 28 luglio 2017

Centenario di Gloria Fuertes


La poetessa spagnola Gloria Fuentes nasceva nel barrio madrileno di Lavapiés il 28 luglio 1917. Autrice anche di storie e poesie per l’infanzia, si fece conoscere come esponente della Generazione del ‘50, caratterizzata dai temi di denuncia morale e preoccupazione umanitaria: solitudine, ingiustizia sociale, dolore, rivendicazione del ruolo femminile, difesa dell’ambiente, nei suoi versi dallo stile piano e ricco di giochi verbali si alternano con le riflessioni sulla vita, su Dio, sull’amore e sul disamore. Gloria Fuentes, definita dal Nobel Camilo José Cela “una delle più solide voci della poesia spagnola di tutti i tempi”,  morì a Madrid nel 1998.

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Fuertes

FOTOGRAFIA © FUNDACIÓN GLORIA FUERTES

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AUTOEUTANASIA SENTIMENTALE

Mi sono tolta di mezzo
per non disturbare,
per non gridare
più versi lamentosi.
Ho passato molti giorni senza scrivere,
senza vederti,
senza mangiare altro che pianto.

(da Opere incomplete, 1975)

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NELLE NOTTI CHIARE

Nelle notti chiare,
risolvo il problema della solitudine dell’essere.
Invito la luna e con la mia ombra siamo in tre.

(da Storia di Gloria, amore, umore e disamore,  1980)

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ISOLA IGNORATA

Sono come l’isola ignorata
che palpita cullata da alberi succosi
al centro di un mare
che non mi comprende,
circondata dal nulla,
— sola soletta —.
Ci sono uccelli splendenti nella mia isola,
e dipinte da angeli pittori
ci sono fiere che mi guardano dolcemente,
e fiori velenosi.
Ci sono ruscelli poeti
e voci interiori
di vulcani addormentati.
C’è forse anche un tesoro
nella sua parte più interna.
Chissà se ho
diamanti nella mia montagna,
o soltanto un piccolo
pezzo di carbone!
Gli alberi del bosco della mia isola,
siete voi miei versi.
Come suonate bene a volte
quando il vento musicale
vi sfiora quando viene il mare che mi circonda!
Se qualcuno giunge a quest’isola che sono,
che incontri qualcosa è il mio desiderio;
— sorgenti di versi incendiati
e cascate di pace io ho —.
Un nome che mi risale l’anima
e non vuole che pianga i miei segreti;
e sono terra felice — ho l’arte
di essere felice e povera allo stesso tempo —.
Per me è un piacere essere ignorata,
isola ignorata nell’oceano eterno.
Al centro del mondo senza un libro
so tutto, perché venne un messaggero
e mi lasciò una croce per la vita
— per la morte mi lasciò un mistero.

(da Isola ignorata, 1950)

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Altre poesie di Gloria Fuertes sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Non dimenticare che il poeta in ogni cellula ha un cuore.
GLORIA FUERTES, Glorierie

giovedì 27 luglio 2017

Mistero dell’esistenza


WISŁAWA SZYMBORSKA

SOTTO UNA PICCOLA STELLA

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

(Pod jedną gwiazdką, da Ogni caso, 1972 – Traduzione di Pietro Marchesani)

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Pacata, come sempre, e sottilmente ironica: la poetessa polacca Wisława Szymborska (1923-2012) accetta l’inadeguatezza – quante volte ci sentiamo ripetere a mo’ di giustificazione “Non posso fare tutto, io!” – e rivendica questa consapevolezza dell’imperfezione, della non-partecipazione, che in fondo altro non è che il nostro vivere, amare, porsi domande e scrivere poesie.

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Luna

IMMAGINE © PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Il savoir-vivre cosmico, / benché taccia sul nostro conto, / tuttavia esige qualcosa da noi: /  / un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal / e una partecipazione stupita a questo gioco / con regole ignote
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WISŁAWA SZYMBORSKA, Due punti

mercoledì 26 luglio 2017

Una scrivania


JÁN ZAMBORZambor

SCRIVANIA

Una scrivania, intravista
nel vecchio garage di una casa abbandonata
e silenziosa, sdraiata
su un fianco, portata
via da qualche parte, finora
inutile,
ma forte come una quercia,
liscia come un foglio;
che intenso desiderio
di restare qui,
di accarezzarla con un panno delicato,
di portarla solennemente a casa,
di accomodarmi ad essa, così grande,
di posarvi un piattino con una tazza tintinnante,
di lucidarla con i gomiti, le palme delle mani e le dita,
o con la faccia,
di sperimentare piaceri
da eremita.
Sicuramente fiorirebbe, darebbe foglie,
frutti.
Bue degli antenati,
tirerebbe un carico pesante,
trarrebbe dal fango un carro impantanato.
Buon cavallo fedele degli antenati,
mi condurrebbe
galoppando nel paesaggio,
le nostre teste al vento.

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Il poeta slovlacco Ján Zambor (Tušická Nová Ves, 1947) intravede una vecchia scrivania abbandonata in un garage e se ne innamora: la vede già nella sua casa, si sogna seduto a scrivere. Di più, l’immaginazione va oltre, ne fa oggetto di zoomorfismo, la trasforma in un possente bue, in un agile cavallo capace di viaggiare nella fantasia.

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Paul Ward

FOTOGRAFIA © PAUL WARD

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LA FRASE DEL GIORNO
La nostra scrivania è come una fortezza che ci protegge dal mondo estraneo e talvolta ostile.
RICHARD POWELL, L’uomo di Filadelfia

martedì 25 luglio 2017

Ah, potessi amarti


VINICIUS DE MORAES

IL PIÙ CHE PERFETTO

Ah, potessi andare via
con te adesso
verso un orizzonte fermo
(comune, tuttavia...)
Ah, potessi andare via!

Ah, potessi amarti
senza più gelosie
di qualcuno in qualche luogo
di cui non sospetti...
Ah, potessi amarti!

Ah, potessi vederti
sempre al mio fianco
senza doverti dire
mai: attenzione...
Ah, potessi vederti!

Ah, potessi averti
come un luogo
piantato in una terra verde
per abitarti
abitarti fino a morire in te...

Montevideo, 1° novembre 1958

(O mais-que-perfeito, da Per vivere un grande amore, 1962 – Trad. Amina Di Munno)

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Un desiderio di libertà e di perfezione, senza più legami che vincolino un amore, senza più bisogno dei sotterfugi umani, senza timore di ferire più nessuno: è quello che sogna il poeta brasiliano Vinicius De Moraes (1913-1980), vivere pienamente quell’amore, che è al momento limitato.

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RON DI SCENZA, “BACKLIGHT”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti amo tanto, amore mio... non canti / il cuore umano con maggiore verità... / Ti amo come amico e come amante / in una sempre diversa realtà.
VINICIUS DE MORAES, Libro di sonetti

lunedì 24 luglio 2017

E le lettere d’amore


JOAN MARGARIT

NON GETTARE LE LETTERE D’AMORE

Non gettare le lettere d’amore.
Non ti abbandoneranno.
Il tempo passerà, svanirà il desiderio
- questa freccia d’ombra -
e i volti sensuali, belli e intelligenti,
si celeranno in te, in fondo a uno specchio.
Scivoleranno gli anni. Ti stancheranno i libri.
Scenderai sempre più in basso
e, perfino, perderai la poesia.
Il rumore della città dietro i vetri
finirà per essere la tua unica musica,
e le lettere d’amore che avrai conservato
saranno la tua ultima letteratura.

(da Acqueforti, 1998)

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Il tempo passa modificando le cose. Joan Margarit (Sanaüja, 1938), poeta catalano, riflette sulla vecchiaia, sull’importanza e sul valore delle cose in periodi ed età diverse della nostra vita. Luis García Montero parla di “una vendetta morale contro il tempo, un diritto contro la realtà”: ciò che queste lettere d’amore, retaggio di noi, incarnano ancora.

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Lettere

FOTOGRAFIA © XQXTP

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LA FRASE DEL GIORNO
L’arte non è distinta dalla vita
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JOAN MARGARIT, Acqueforti

domenica 23 luglio 2017

Per amore


MARÍA DO ROSARIO PEDREIRA

SI RICORDAVA DI LUI

Si ricordava di lui e, per amore, anche se pensava
a un serpente, avrebbe detto solo un arabesco; e avrebbe nascosto
nella gonna il morso caldo, la ferita, l’impronta
di tutti gli inganni, avrebbe fatto quasi tutto

per amore: avrebbe dato il sonno e il sangue, la casa e la felicità,
e avrebbe custodito silenziosi i fantasmi della paura, che sono
i padroni delle più grandi verità. Già un’altra volta aveva mentito

e per amore si sarebbe seduta alla tavola di lui
e avrebbe negato che lo amava, perché amarlo era un inganno
ancora più grande che mentirgli. E, per amore, si mise

a disegnare il tempo come una linea stordita, sempre
al cadere di una pagina, a prolungare il mancato incontro.
E faceva stelle, anche se pensava alle croci;
arabeschi, anche se ricordava solo serpenti.

(da La casa e l’odore dei libri, Librati Edizioni, 2008 - Traduzione di Mirella Abriati)

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Per amore si può fare di tutto, anche rinunciare all’amore e continuare a coltivare un sogno impossibile, come questo della poetessa portoghese María do Rosario Pedreira (Lisbona, 1959), che continua a narrare il suo abbandono, la sua nostalgia, quel triste senso di cose perdute così tipico del fado, la musica tradizionale della sua terra.

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Clark

CHRISTOPHER CLARK, “AMORE IN UN CAMPO DI PAPAVERI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le sere vanno ripetendosi sul terrazzo, dove le parole sono piccoli luoghi della memoria / (…) Lontano da casa ho sogni che non racconto a nessuno.
MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA, La casa e l’odore dei libri

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