domenica 20 agosto 2017

Se tutto fosse diverso


CLAUDIA LARSLars

LETTERE SCRITTE QUANDO SCENDE LA NOTTE

I

Il tempo è tornato indietro — per un istante —
Nella casa dove la mia gioventù
Voleva mangiarsi il cielo.
Il resto lo conosci bene…
Vennero altri con le loro parole
E i loro corpi,
A cercarmi dolorosamente
O a lasciare la nebbia del viaggio
Nelle mie povere mani.
Il resto è silenzio…
Oggi ho le tue poesie nelle mie lacrime
E l’atteso messaggio — così tuo —
Entra nel mio cuore dopo mille anni di assenza.
Il resto è possedere questo miracolo
E sentirmi sulla riva del Gran Sogno
Come una rosa nuova.
"Dammi la tua mano, infine, per sempre"…


III

Avrei potuto vivere vicino a te
Dolcemente
E accendere la lampada e sedermi
Nell’ampia poltrona profumata di tempo.
Avrei potuto cogliere una rosa
E metterla sula tua scrivania
O ricamare a metà pomeriggio
Una tovaglia a fiori.
È avvenuto il contrario:
Andai lontano e sola
- Tremendamente sola -
perché non volesti accompagnarmi.
Ma gli andirivieni su quelle strade
Quanto mi insegnarono a conoscere me stessa!


VI

Se tutto fosse diverso
Io non avrei un lungo viaggio negli occhi
E versi e versi
In questa solitudine…
Se tutto fosse diverso
Io sarei al tuo fianco del tutto felice
E metà della tua anima.

(da Lettere scritte quando scende la notte, 1974)

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Se tutto fosse diverso… Quante volte abbiamo costruito le nostre vite con i se, quante esistenze alternative abbiamo sognato o immaginato senza avere o trovare la forza di viverle – anche per contingenze del tutto estranee al nostro potere. È questo pensiero che mette in versi la poetessa salvadoregna Claudia Lars (1889-1974), ricordando il suo primo amore, il poeta nicaraguense Salomón de la Selva, con cui ebbe una relazione interrotta dai suoi genitori, che la inviarono negli Stati Uniti: ormai avanti negli anni, tornata nella casa paterna, ripercorre quell’amore in quei luoghi che lo videro svilupparsi e sulle poesie a lei dedicate.

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Palk

ANNA PALK, “LA LETTERA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Qualcuno ha detto molto giustamente: «Io sono quello che non ho fatto». Con questo si deve intendere che gli atti che non abbiamo compiuto, per il fatto stesso che vi pensiamo di continuo, sono il solo contenuto del nostro essere. In altri termini, io sono i miei rimpianti.
EMIL CIORAN, Quaderni 1957-1972

sabato 19 agosto 2017

Chiunque si specchia


KIKUO TAKANOTakano

LO SPECCHIO

Che oggetto triste
hanno inventato gli uomini!
Chiunque si specchia
sta di fronte a se stesso
e chi pone la domanda
è, al tempo stesso, l’interrogato.
Per entrare più a fondo
l’uomo deve fare il contrario,
allontanarsi.

(da L’infiammata assenza, Edizioni del Leone, 2005 – Trad. Yasuko Matsumoto e Renato Minore)

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Lo specchio è bugiardo di per sé perché non restituisce la nostra immagine esatta ma il suo riflesso rovesciato – per questo spesso non ci piacciamo nelle fotografie, abituati al nostro alter ego fasullo. Kikuo Takano (1927-2006), poeta e matematico giapponese ossessionato dalla ricerca del senso dell’esistenza, non li ama, così come Jorge Luis Borges: “È strano che ci siano sogni, che ci siano specchi, che l'usuale e consumato repertorio di ogni giorno includa l'illusorio orbe profondo che ordiscono i riflessi. Dio (ho pensato) mette molta cura in tutta quell'inafferrabile architettura che la luce edifica con la limpidezza del cristallo e l'ombra con il sogno. Dio ha creato le notti che si armano di sogni e le forme dello specchio perché l'uomo senta che è riflesso e vanità. Per questo ci allarmano”.

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Kadiev

FOTOGRAFIA © RUSLAN KADIEV

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LA FRASE DEL GIORNO
Sarò forse presuntuoso ma il mio specchio mi calunnia
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GESUALDO BUFALINO, Il malpensante

venerdì 18 agosto 2017

La risacca


ROSE AUSLÄNDER

AL MARE

Con le profonde impronte delle sue dita
la risacca
ci raggiunge

Dalla polvere cittadina
purificati
i nostri minuti

L’acqua
traspone in musica le nostre parole
melodie liquefatte

orlate di sabbia

(da Blinder Sommer, 1987 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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La poetessa tedesca Rose Ausländer (1901-1988), immigrata negli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale, vede il mare come purificazione, come fuga dalla città alienante, dalla sua polvere, dal tempo che scorre inesorabile. Lì, invece, dove le onde affluiscono con il loro ritmo capace di calmare, anche i discorsi diventano musica, e le parole poesia.

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Mare

FOTOGRAFIA © HDIMAGELIB

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LA FRASE DEL GIORNO
Lo spettacolo del mare fa sempre una profonda impressione. Esso è l'immagine di quell'infinito che attira senza posa il pensiero, e nel quale senza posa il pensiero va a perdersi
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MADAME DE STAËL, Corinna o l’Italia

giovedì 17 agosto 2017

È questo un libro


MANUEL ANTÓNIO PINAPina

I LIBRI

È questo allora un libro,
questo, come dire?, sussurro,
questo volto rivolto all’interno
di una cosa buia che ancora non esiste
che, se una mano improvvisa
innocente lo tocca,
si apre indifeso
come una bocca
che parla con la nostra voce?
È questo un libro,
questa specie di cuore (il nostro cuore)
che dice “io” tra noi e noi?

(da Come si disegna una casa, 2011)

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È una bella descrizione di un libro questa che fa il poeta portoghese Manuel António Pina (1943-2012): perché alla fine ogni libro è parte di noi, è quello che di nostro troviamo in esso, che da essere inanimato e misterioso illumina il suo buio pagina dopo pagina, svelando quel suo ignoto universo.

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Kush

DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
I libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di familiarità attiva e penetrante.

FERNANDO PESSOA

mercoledì 16 agosto 2017

La contrapposizione


RAFAEL CADENAS

I POETI NON CONVINCONO

I poeti non convincono.
E nemmeno vincono.
Il loro ruolo è un altro, estraneo al potere: la contrapposizione.

(da Annotazioni, 1973)

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Eh già: come annota il poeta venezuelano Rafael Cadenas (Barquisimeto, 1930), poesia e potere non vanno d’accordo, i poeti non possono asservire la loro libertà – in tal caso la loro non sarebbe più poesia, poiché verrebbe meno il senso critico insito nei versi, la capacità di vedere le cose da un punto di vista privilegiato, forse più alto, comunque diverso.

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De Chirico

GIORGIO DE CHIRICO, “IL POETA E IL PITTORE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Che cosa ci si aspetta dalla poesia se non che renda più vivo il vivere?

RAFAEL CADENAS

martedì 15 agosto 2017

La balena verde dell’estate


PABLO NERUDA

ODE ALL’ANGURIA

L’albero dell’estate
intenso,
invulnerabile,
è tutto il cielo azzurro,
sole giallo,
stanchezza a goccioloni,
è una spada
sopra le strade,
una scarpa bruciata
nelle città:
la chiarezza, il mondo
ci angosciano,
ci attaccano
gli occhi
con polverone,
con repentini colpi d’oro,
ci incalzano
i piedi
con piccole spine,
con pietre calde,
e la bocca
soffre
più che tutte le dita:
hanno sete
la gola,
i denti,
le labbra e la lingua:
vogliamo
bere le cascate,
la notte azzurra,
il polo,
e quindi
attraversa il cielo
il più fresco di tutti
i pianeti,
la rotonda, suprema
e celestiale anguria.
È il frutto dell’albero della sete.
È la balena verde dell’estate.

L’universo secco
all’improvviso
cancellato
da questo firmamento di freschezza
lascia cadere
la frutta
traboccante:
si aprono i suoi emisferi
mostrando una bandiera
verde, bianca, scarlatta,
che si scioglie
in cascata, in zucchero,
in delizia!

Cassaforte dell’acqua, placida
regina
del fruttivendolo,
bottega
della profondità, luna
terrestre!
Oh pura,
nella tua abbondanza
si sciolgono rubini
e uno
desidera
morderti
affondando
in te
la faccia,
i capelli,
l’anima!
Ti distinguiamo
nella sete
come
miniera o montagna
di splendido alimento,
ma
ti trasformi
tra la dentatura e il desiderio
soltanto in
luce fresca
che si slega,
in sorgente
che ci toccò
cantando.
E così
non pesi
nella siesta
bruciante,
non pesi
soltanto
uvette
e il tuo grande cuore di brace fredda
si trasformò nell’acqua
di una goccia.

(Oda a la sandía, da Odi elementari, 1954)

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Quale altro frutto è simbolo dell’estate piena e soprattutto del Ferragosto più dell’anguria? Quella di cui a Milano si dice che “se pacia e se lava la facia” (si mangia e ci si lava la faccia). Ecco l’ode che eleva alla verde “luna terrestre” che spaccata diventa una bandiera italiana (o messicana) nientemeno che un Premio Nobel, il poeta cileno Pablo Neruda (1904-1973).

Buon Ferragosto, amici lettori del Canto delle Sirene!

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Anguria

ELIZABETH FLOYD, “ANGURIA A FETTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'anguria è il salvadanaio dei tramonti.
RAMÓN GÓMEZ DE LA SERNA, Greguerías

lunedì 14 agosto 2017

Il seme brillante della notte


ROBERT LOUIS STEVENSON Rsl1

IL GUARDIANO DEL FARO

Il seme brillante della notte,
la stanza di luce infuocata mi circonda:
siedo dentro una fiamma di luce
tenuta alta sopra il mare scuro.
Lontano la risacca si infrange e urla
lungo miglia deserte di spiaggia
illuminata dalla luna
e tra le maree l'onda che precipita
cade in una valanga di schiuma
e riporta le sue acque agitate
verso scogli e caverne d'acqua.

La campana suona chiara: i meccanismi si tendono,
le lenti girando lampeggiano e passano,
la struttura va girando nella struttura luccicante
con gelidi balenii di specchio in movimento:
non viste da me, ogni ora oscura
le onde si accavallano fino alla torre
o nel riflusso sprofondano ancora;
e a volte per tutta la notte
attratto da lontano affascinato dalla luce
un uccello di mare sbatte contro i vetri.

E finalmente quando l'alba chiude la notte
e cinge il semicerchio del mare,
il faro pallido e alto nella luce
sembra più bianco e spettrale.
L'alta marea del mattino è finita: ora si vede
la cintura di alghe verde e netta
che circonda la base della torre,
distingue gli intervalli della marea
e i guardiani hanno gli occhi pesanti
e le labbra insonni sono secche e amare.

La notte è finita come un sogno:
gli uccelli di mare gridano e s'immergono,
e nel sole del mattino evaporano
le secche di nuovo scoperte e grondanti
attorno al cui bordo l'onda di vetro
si sente scorrere con uno sciacquìo frusciante;
mentre, sulla torre bianca che si solleva alta
con luce gialla nel vetro sbiadito,
le lenti che girano lampeggiano e passano
e brillano pallide contro il cielo.

1869

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Robert Louis Stevenson (1850-1894), scrittore scozzese noto soprattutto per “Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mister Hyde” e per il romanzo di avventura “L’isola del tesoro”, si cimentava anche con la poesia. I fari fecero parte da sempre della sua vita: il nonno, il padre e due zii erano infatti costruttori di fari. Stevenson rende tutto il fascino di queste torri luminose conferendo alla poesia immagini di colori e movimento.

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Faro

JOSEPH TURNER, “IL FARO DI BELL ROCK”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le parole del mare salgono con la marea: / alghe, scogli, gabbiani, faro, barche, spume e onde, / sovrane, femminili e infinite onde.
WINÉTT DE ROKHA, Oniromanzia

domenica 13 agosto 2017

Nel silenzio della notte


NUNO JÚDICE

TORNA DA ME NEL SILENZIO DELLA NOTTE

Torna da me nel silenzio della notte
voce che amo, e le tue parole
che mai dimentico. Torna da me
perché la tua assenza non appanni
il vetro della memoria, né lo trasformi
nello specchio opaco dei miei occhi. Torna
con le labbra di cui sognai il bacio in un estuario
rivestito del sudario della nebbia; e trascina
con te l’alta marea del mattino che ogni
naufrago ha sognato.

(da Il movimento del mondo, 1996 - Traduzione di Chiara De Luca)

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Il poeta portoghese Nuno Júdice (Portimão, 1949) disse in un’intervista al quotidiano spagnolo El País: “Mi costringo a scrivere ogni giorno, come un impiegato. Scrivere è la mia vita. Mi piace farlo, non mi dà da vivere, però è la mia maniera di essere”. Così, allo stesso modo, ogni notte sogna la voce amata, il corpo amato, per cercare di riaverlo, di sopperire a quell’assenza, come del resto la poesia stessa è un tentativo per lo più vano di appropriarsi della realtà.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia offre il suo canto / all'amore, alla celebrazione ebbra del passato, / alle risa che il tempo non ha conservato.
NUNO JÚDICE

sabato 12 agosto 2017

Intatta sotto la cenere


CARL RAKOSIrakosi1

POESIA

La sua natura è sembrare
insieme assoluta e mortale
come se un bambino fosse passato di qui
o l’impronta del suo piede
si fosse conservata
intatta
sotto la cenere di Ercolano.

(da Poesie scelte, 1941)


L’Oggettivismo, corrente estrema del Modernismo, cui appartennero solo poeti americani di cui l’ultimo fu Carl Rakosi (1903-2004), indaga sul rapporto tra gli enunciati modificandoli, mettendoli in dubbio e analizzandoli per porre in rilievo i collegamenti poco appariscenti tra le cose. Ne è quasi un manifesto questa poesia, dove l’impronta evanescente di un bambino, simile a un calco di quelle impresse nella cenere dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo, emerge come uno svelamento del reale.

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Impronta

FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
È questo che la poesia essenzialmente è: una rivelazione, una scoperta dell’ignoto.
CARL RAKOSI

venerdì 11 agosto 2017

È parole la poesia


NIKIFÒROS VRETTÀKOSvrettakos

POETICA

Prima che sia scritta, è parole la poesia.
Poi le sue parole diventano nuvole,
colori, luce, maree di astri,
fiumi di bandiere, macchine, ciminiere,
gente che sale o scende,
impalcature all’orizzonte.
E pensate: tutte queste cose, prima di diventare ciò
che sono in poesia, erano solo parole.

(La terra che si fa fiore e albero).

(da Il pianeta visibile,1983 - Traduzione di Gilda Tentorio)

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La terra si fa fiore e albero attraverso il seme. Lo stesso accade per la poesia, dice il poeta greco Nikifòros Vrettàkos (1912-1991): prende le parole singolarmente e le associa formandone meraviglie capaci di descrivere il mondo intero, le città, la natura, l’universo, ma soprattutto i sentimenti e le emozioni: una traduzione “che cerca di riplasmare il mondo”, come scrive la traduttrice Gilda Tentorio sul numero 289 di Poesia.

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RENÉ MAGRITTE, “LA CORDA SENSIBILE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Splendono, si sciolgono, / si perdono le mie parole l’una dentro l’altra, / non hanno confini.
NIKIFÒROS VRETTÀKOS, L’abisso del mondo

giovedì 10 agosto 2017

Luci di San Lorenzo


LEONARDO SINISGALLI

SERA DI SAN LORENZO

Mi rialzo alle colline
(Così lustre di pula lenta nel soffio d’agosto)
Silvestro, dolce amico, mi rassegni
D’ogni cosa trascorsa, dell’usura
Che fa liscia la pietra sopra il grano,
E una foglia mi porgi sulla mano
Generosa. Nel torpido alone
Della giovane luna ti chiudi
E parli di tante allegrie.
Fresco il vento sugli occhi si avviva
E rintoccano i sonagli alle vette.
Sono luci di San Lorenzo
Le fole che vidi ardere: tu ridi
Se penso la fila lunga
Di formiche che bruci.

(da Campi Elisi, Scheiwiller, 1939)

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Il poeta lucano Leonardo Sinisgalli (1908-1981) è tornato per le vacanze di agosto al suo paese natale, Montemurro, ed è un dolce canto quello della terra bruciata dal sole, delle colline che si inerpicano fino al Santo Jaso e al Monte Agresto, delle memorie d’infanzia che riaffiorano in questa notte di San Lorenzo in cui ardono le stelle cadenti come le illusioni.

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Stelle

FOTOGRAFIA © QT

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi ritorna la triste / Vocazione ad esistere, / La brama di cercarmi in ogni luogo
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LEONARDO SINISGALLI, Vidi le Muse

mercoledì 9 agosto 2017

L’erba e l’ombra


LIBERO DE LIBERO

GIORNO CALDO

L’estate si dona,
largo è il favore.
Di me disteso si orna
la quercia mai stanca
di chiamare l’acqua.

Quest’albero ricco
mi fa grata l’erba e l’ombra,
a me ritorna nel suo fiato
caldo un volto innamorato,
si piegava sul mio collo,
due fiori cresciuti nel sonno.

(da Testa, Edizioni della Cometa, 1938)

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Un sonno tranquillo, naturale, all’ombra di una vecchia quercia che dona amorevole ombra e ossigeno, quello del poeta ciociaro Libero De Libero (1903-1981): un luogo dove rinfrancarsi e ritrovarsi, un po’ come il Wendell Berry della “Pace delle cose selvagge”: «Giungo al cospetto delle acque calme. / E sento su di me le stelle cieche del giorno / che attendono di mostrare il loro lume. Per un po' / riposo tra le grazie del mondo e sono libero».

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Albero

FOTOGRAFIA © SANDER HOOGENDOORN/FLICKR – LICENZA COMMONS 2.0

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LA FRASE DEL GIORNO
E guardo e ascolto / lento passare il mattino d’estate / su la pianura, per il cielo, e dentro / l’anima mia.
DIEGO VALERI, Umana

martedì 8 agosto 2017

Asciutte e fragili


MARÍA MERCEDES VENDRAMINIVendramini

MI SPOGLIO DELLE TRISTEZZE

Mi spoglio delle tristezze
le lavo a mano
le stendo al sole

quando passerà l’estate
asciutte e fragili
saranno diverse.

(da Da questo luogo, 2017)

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La poetessa argentina María Mercedes Vendramini (Córdoba, 1945), come molti di noi, trova nell’estate un rifugio sicuro dalla malinconia: in questa stagione dove più facile è essere allegri e spensierati, è tempo di gettare le inutili vesti della tristezza, come la vecchia pelle di cui si disfano certi rettili.

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Gillard

SARAH GILLARD, “PANNI STESI”

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LA FRASE DEL GIORNO
L’estate, oltreché liberandoci dai patimenti, produce in noi il desiderio de’ piaceri, ci dà anche una confidenza di noi stessi, e un coraggio, che nascono dalla facilità e libertà di agire che noi proviamo allora per la benignità dell’aria..

GIACOMO LEOPARDI, Zibaldone

lunedì 7 agosto 2017

Come due barche


HENRIK NORDBRANDT

NAVIGAZIONE

Dopo esserci amati rimaniamo vicini
e allo stesso tempo a una certa distanza
come due barche che si godono
le loro linee nelle acque scure, virano
così intensamente che i loro scafi
son vicini a spaccarsi per pura e semplice estasi
mentre fanno a gara nell'azzurro
sotto vele che il vento notturno riempie
di chiaro di luna e brezze profumate di fiori
- senza che l'una mai
cerchi di lasciarsi l'altra a poppa
e senza che la distanza tra loro
diminuisca né aumenti un po’.

Ma vi sono altre notti in cui navighiamo
come due transatlantici illuminati
coricati fianco a fianco
con le macchine spente, sotto un firmamento straniero
e senza un solo passeggero a bordo:
su ogni ponte suona una orchestra di violini
in onore delle onde lucenti.
E il mare è pieno di vecchie navi stanche
che abbiamo affondato nei nostri tentativi di raggiungerci.

(da Ode alla piovra e altre poesie d'amore, 1975 – Traduzione di Bruno Berni)

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Navigazione è il viaggio della vita per Henrik Nordbrandt (Copenaghen, 1945), poeta danese, è un continuo andare con irrequietezza per superare il senso di solitudine. E in questo caso si avvale della carta nautica dell’amore, delle sue condizioni del tempo, perché anche l’amore, come il mare ha le sue tempeste e le sue bonacce, le sue onde e le sue secche.

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Yaskulka

HAL YASKULKA, “IL SOGNO DEGLI AMANTI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tanto ho pensato a te / e ho scritto tanto di te  / senza proprio sapere chi tu fossi.
HENRIK NORDBRANDT

domenica 6 agosto 2017

La bella nemica


ÓSCAR HAHN

ALLA MIA BELLA NEMICA

Non essere vanitosa, amore mio
perché ad essere sincero
la tua bellezza non è dell'altro mondo
Ma nemmeno di questo

(da Mal d'amore, 1981)

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Sul finire degli Anni ‘70 il poeta cileno Óscar Hahn (Iquique, 1938) vive nello Iowa, dove insegna all’Università del Maryland. Finisce una storia d’amore e  in tre mesi, sull’aria di canzoni come Bella senz'anima di Riccardo Cocciante, scrive poesie “dove si riflette il dolore e la ferita di un amore infranto”: nella luce aspra e fredda del disamore la donna diventata dea torna ad essere semplicemente donna.

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Mark Spain

MARK SPAIN, “ABBRACCIO DI SETA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando si ama, anche la gassosa sa di champagne; quando non ci si ama più, anche lo champagne sa di gassosa.
ROBERTO GERVASO, L’amore è eterno finché dura

sabato 5 agosto 2017

Un altro incontro


MARÍA CLARA GONZÁLEZ

INCONTRO

Se la vita
ci regalerà un altro incontro
ti lascerò essere te
sarò
semplicemente io

Ascolterò
la melodia
della tua musica
e della mia
quando si uniranno

(da Passeggeri del vento, 1996)

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Se per un montaliano “disguido del possibile”, tornasse l’occasione perduta – amorosa, nel caso della poetessa colombiana María Clara González (Bogotá, 1952) – probabilmente non ripeteremmo gli stessi errori che ci hanno condotto a perdere ciò che poi avremmo ritenuto prezioso. Basterebbe?

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Schloe

ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Avevi ragione quella sera. / Ora resti nascosto / tra le mie linee // e quella parte di te / mi appartiene.
MARÍA CLARA GONZÁLEZ

venerdì 4 agosto 2017

Gatto


DARÍO JARAMILLO AGUDELO

STATI DELLA MATERIA

Stati della materia.
Gli stati della materia sono quattro:
liquido, solido, gassoso e gatto.
Il gatto è uno stato speciale della materia,
anche se vi sono dubbi:
è materia questa voluttuosa contorsione?
non viene dal cielo questo modo di dormire?
E questo silenzio, non viene da un luogo senza tempo?
Quando lo spirito gioca a essere materia
allora si trasforma in gatto.

(da Gatti, 2005)

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Darío Jaramillo Agudelo (Santa Rosa de Osos, 1947), poeta colombiano, è come tanti – me compreso – affascinato dall’eleganza soprannaturale dei gatti, dalla loro incredibile elasticità e agilità che ammaliò gli Egizi al punto da farne una divinità e che fece dire al giornalista statunitense  George Will che “al pari di un grazioso vaso, un gatto, quando se ne sta immobile, sembra fluttuare”.

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FOTOGRAFIA © OXFORD DICTIONARIES

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LA FRASE DEL GIORNO
Saggezza del gatto: oziare tutto il giorno senza mai annoiarsi.
DARÍO JARAMILLO AGUDELO, Gatti

giovedì 3 agosto 2017

Codardo in amore


MERCEDES ESCOLANOmercedes-escolano

STELE, XXII

Io, che ho schivato cento lance
e ho fatto tremare il ventre
del deserto con uno solo dei miei carri,
ho perso davanti ai tuoi occhi la mia ultima battaglia.
Essere codardo in amore equivale a essere morto.

(da Stele, 1990)

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La poetessa spagnola Mercedes Escolano (Cadice, 1964), sull’orma degli epitaffi dell’Antologia Palatina più che dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, si immagina una serie di lapidi che racchiudono in breve una vita: così il potente e temerario condottiero di questa ventiduesima Stele sottostà alla grande legge dell’amore, dove non comandano né la bellezza né gli onori, né la forza né il rango.

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Stele

STELE DI OPLITA GRECO, MUSEO DI CIPRO, NICOSIA © RAYMAC

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LA FRASE DEL GIORNO
C'è qualcosa di più assurdo dell'amore? Se lo godiamo fino all'ultimo, subito ce ne stanchiamo, disgustiamo; se lo teniamo alto per ricordarlo senza rimorsi, un giorno rimpiangeremo la nostra sciocchezza e viltà di non aver osato.
CESARE PAVESE, Vita attraverso le lettere

mercoledì 2 agosto 2017

Su un ramo stavano


VELIMIR CHLÉBNIKOV

SU UN RAMO

Su un ramo
Stavano l'uccello dell'ira
E l'uccello dell'amore.
E si è posato sul ramo
L'uccello della quiete.
E con un grido
Si è alzato l'uccello dell'ira.
E l'ha seguito l'uccello
Dell'amore.


1905-1906

(da Poesia, n.328, Luglio/Agosto 2017 - Traduzione di Paolo Galvagni)

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Si serve di una bella analogia quasi favolistica il poeta futurista russo Velimir Chlébnikov (1885-1922). E, come in una favola, c’è la morale: l’amore non prospera nella stagnante quiete, ma vive di contrasti, rifugge dal muschio della routine. Anche se c’è chi invece, come Giuseppe Ungaretti, pensa che “Il vero amore è una quiete accesa”.

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Birds


IMMAGINE © 2MODERN

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LA FRASE DEL GIORNO
Quanto sarebbe quieta la vita senza l'amore... Tanto sicura, tanto calma... Tanto noiosa
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BIRKIN, BRACH, FRANKLIN e GODARD, Sceneggiatura del “Nome della rosa”

martedì 1 agosto 2017

Poesie per agosto IV


Due poeti che osservano per questo agosto: il beatnik Gary Snyder (San Francisco, 1930) tiene fede alla sua vocazione ecologista descrivendo la valle del fiume Ross, nello stato di Washington, non lontano dal confine canadese. Luciano Erba (1922-2010) lascia invece spaziare lo sguardo dall’alto su una moderna Milano, dove tra le antenne e i grattacieli si riesce ancora a scoprire qualche albero.

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GARY SNYDERsnyder

A MEZZO AGOSTO AL BELVEDERE
DEL MONTE SOURDOUGH

Giù la valle, una foschia fumosa
Tre giorni di caldo dopo cinque di pioggia
La resina brilla sulle pigne
Su rocce e prati
Sciami di nuovi insetti.

Non riesco a ricordare le cose che ho letto
Ho pochi amici, ma sono in città.
Bevendo fredda acqua di neve da una tazza di latta
Spazio lo sguardo per miglia
Attraverso quest’aria ferma.

(da Not Nature: New and Selected Poems, 1992)

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LUCIANO ERBA

DAL TERRAZZO

Prima che appaia la luna
sullo schermo del cielo,
navigare sull'internet dei tetti
scoprire alberi e antenne
a Milano, d'agosto.

(da Nella terra di mezzo, 2000)

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Sourdough

VEDUTA DAL MONTE SOURDOUGH, WASHINGTON – FOTOGRAFIA © ALLTRAILS

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LA FRASE DEL GIORNO
Non c'è un mese in tutto l'anno in cui la natura si adorni di più bella veste come nel mese di Agosto.

CHARLES DICKENS, Il circolo Pickwick

lunedì 31 luglio 2017

Tra le grazie del mondo


WENDELL BERRY

LA PACE DELLE COSE SELVAGGE

Quando la disperazione per il mondo cresce dentro me
e mi sveglio di notte al minimo rumore
col timore di ciò che sarà della mia vita e di quella dei miei figli,
vado a stendermi dove l’anatra di bosco
riposa sull’acqua in tutto il suo splendore
e si nutre il grande airone.
Entro nella pace delle cose selvagge
che non si complicano la vita per il dolore che verrà.
Giungo al cospetto delle acque calme.
E sento su di me le stelle cieche del giorno
che attendono di mostrare il loro lume. Per un po'
riposo tra le grazie del mondo e sono libero.

(The Peace of the Wild Things, da Openings: Poems, 1968 – Trad. di Paolo Severini)

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Wendell Berry (Henry County, 1934), poeta contadino, ha trovato nel ritorno alla terra la pienezza del vivere: lontano dal mondo che spersonalizza gli uomini e li automatizza, riscopre la pace in quel ritmo lento dettato dalle stagioni, dove a imperare è soltanto la natura (e Dio che la guida, vista la fede di Berry) con il suo ordine.

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DAVID JOHNSON, “SCENA PASTORALE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma voi, amici, ogni giorno fate qualcosa / che non possa entrare nei calcoli.
WENDELL BERRY, Poesie scelte 1957-1982

domenica 30 luglio 2017

Un tributo o un tradimento?


LOUIS UNTERMEYER270px-Louis_Untermeyer

IL VAGABONDO

È un tributo o un tradimento quando
Tornando dal dolce per strade solite,
Lascio le tue labbra e gli occhi cercandoti
                  sul viso di un’altra?

Perché cerco quello che già possiedo
E trovo lontano quel che ho vicino?
Non lo so – So soltanto che desidero
                 trovare te infine.

So che l’amore ha tanti focolari
Che la Fame va per vie senza fine
Che il sogno del Bello guida la terra
                  E mi riporta a casa.

(da Il Nuovo Adamo, 1920)

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È un tributo o un tradimento quando lui guarda un’altra? Scherzando, si potrebbe dire che dipende dal modo…. Ma, a parte le gelose riprovazioni dell’altra, sembra che il poeta statunitense Louis Untermeyer (1885-1977), se la cavi egregiamente con la scusa poetica della Bellezza. Scusa, che comunque non funzionò appieno, visto che ebbe quattro mogli, e una di queste, Jean, con la quale rimase oltre vent’anni, la sposò due volte divorziando altrettante.

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Pioggia

FOTOGRAFIA © EDUARD GORDEEV

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LA FRASE DEL GIORNO
Per rivelare l'uomo in relazione all'universo il poeta deve mostrarsi non solo interessato alle immensità ma anche alle banalità della vita quotidiana.

LOUIS UNTERMEYER, Moderna poesia americana 1950

sabato 29 luglio 2017

Onda del mare


JOSÉ SARAMAGOSaramago

ACQUA CHE ALL’ACQUA TORNA...

Acqua che all’acqua torna, di luce sfrangiata,
si apre l’onda in spuma.
Movimento perpetuo, arco perfetto,
che si erge, ricade e rifluisce,
onda del mare che il mare stesso nutre,
amore che di se stesso si alimenta.

(da Le poesie possibili, 1966 - Traduzione di Giulia Lanciani)

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Il Premio Nobel portoghese José Saramago (1922-2010) è alla sua prima prova poetica con Le poesie possibili: è la parola, la poesia quindi, a poter superare il disinganno del vivere, la sofferenza, il limite umano. E quella parola, come un’onda che di continuo si riversa a nutrire il mare, si può manifestare solo nell’amore.

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Onde

FOTOGRAFIA © HDQWALLS

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LA FRASE DEL GIORNO
Dev’esserci un colore da scoprire, / un insieme di parole occultato, / dev’esserci una chiave per aprire / la porta di questo muro smisurato.
JOSÉ SARAMAGO, Le poesie possibili

venerdì 28 luglio 2017

Centenario di Gloria Fuertes


La poetessa spagnola Gloria Fuentes nasceva nel barrio madrileno di Lavapiés il 28 luglio 1917. Autrice anche di storie e poesie per l’infanzia, si fece conoscere come esponente della Generazione del ‘50, caratterizzata dai temi di denuncia morale e preoccupazione umanitaria: solitudine, ingiustizia sociale, dolore, rivendicazione del ruolo femminile, difesa dell’ambiente, nei suoi versi dallo stile piano e ricco di giochi verbali si alternano con le riflessioni sulla vita, su Dio, sull’amore e sul disamore. Gloria Fuentes, definita dal Nobel Camilo José Cela “una delle più solide voci della poesia spagnola di tutti i tempi”,  morì a Madrid nel 1998.

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Fuertes

FOTOGRAFIA © FUNDACIÓN GLORIA FUERTES

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AUTOEUTANASIA SENTIMENTALE

Mi sono tolta di mezzo
per non disturbare,
per non gridare
più versi lamentosi.
Ho passato molti giorni senza scrivere,
senza vederti,
senza mangiare altro che pianto.

(da Opere incomplete, 1975)

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NELLE NOTTI CHIARE

Nelle notti chiare,
risolvo il problema della solitudine dell’essere.
Invito la luna e con la mia ombra siamo in tre.

(da Storia di Gloria, amore, umore e disamore,  1980)

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ISOLA IGNORATA

Sono come l’isola ignorata
che palpita cullata da alberi succosi
al centro di un mare
che non mi comprende,
circondata dal nulla,
— sola soletta —.
Ci sono uccelli splendenti nella mia isola,
e dipinte da angeli pittori
ci sono fiere che mi guardano dolcemente,
e fiori velenosi.
Ci sono ruscelli poeti
e voci interiori
di vulcani addormentati.
C’è forse anche un tesoro
nella sua parte più interna.
Chissà se ho
diamanti nella mia montagna,
o soltanto un piccolo
pezzo di carbone!
Gli alberi del bosco della mia isola,
siete voi miei versi.
Come suonate bene a volte
quando il vento musicale
vi sfiora quando viene il mare che mi circonda!
Se qualcuno giunge a quest’isola che sono,
che incontri qualcosa è il mio desiderio;
— sorgenti di versi incendiati
e cascate di pace io ho —.
Un nome che mi risale l’anima
e non vuole che pianga i miei segreti;
e sono terra felice — ho l’arte
di essere felice e povera allo stesso tempo —.
Per me è un piacere essere ignorata,
isola ignorata nell’oceano eterno.
Al centro del mondo senza un libro
so tutto, perché venne un messaggero
e mi lasciò una croce per la vita
— per la morte mi lasciò un mistero.

(da Isola ignorata, 1950)

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Altre poesie di Gloria Fuertes sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Non dimenticare che il poeta in ogni cellula ha un cuore.
GLORIA FUERTES, Glorierie

giovedì 27 luglio 2017

Mistero dell’esistenza


WISŁAWA SZYMBORSKA

SOTTO UNA PICCOLA STELLA

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

(Pod jedną gwiazdką, da Ogni caso, 1972 – Traduzione di Pietro Marchesani)

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Pacata, come sempre, e sottilmente ironica: la poetessa polacca Wisława Szymborska (1923-2012) accetta l’inadeguatezza – quante volte ci sentiamo ripetere a mo’ di giustificazione “Non posso fare tutto, io!” – e rivendica questa consapevolezza dell’imperfezione, della non-partecipazione, che in fondo altro non è che il nostro vivere, amare, porsi domande e scrivere poesie.

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Luna

IMMAGINE © PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Il savoir-vivre cosmico, / benché taccia sul nostro conto, / tuttavia esige qualcosa da noi: /  / un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal / e una partecipazione stupita a questo gioco / con regole ignote
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WISŁAWA SZYMBORSKA, Due punti

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