lunedì 19 giugno 2017

Un sapore andato



CESARE PAVESE

PAESAGGIO VIII

I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L’acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.

Nel silenzio del buio sale uno sciacquo
dove passano voci e risa remote;
s'accompagna al brusio un colore vano
che è di sole, di rive e di sguardi chiari.
Un'estate di voci. Ogni viso contiene
come un frutto maturo un sapore andato.

Ogni occhiata che torna, conserva un gusto
di erba e cose impregnate di sole a sera
sulla spiaggia. Conserva un fiato di mare.
Come un mattino notturno è quest'ombra vaga
di ansie e brividi antichi, che il cielo sfiora
e ogni sera ritorna. Le voci morte
assomigliano al frangersi di quel mare.

(da Lavorare stanca, Einaudi, 1943)

.

Il tema del ricordo appare nei versi di Cesare Pavese (1908-1950) a partire dal 1936: lo scrittore di Santo Stefano Belbo scopre che nella memoria, più che nel silenzio e  nella solitudine che aveva teorizzato fino ad allora, si cela la possibilità di comprendere le cose. Il ricordo è il mediatore che consente la conoscenza: “Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno. Ricordare una cosa significa vederla – ora soltanto – per la prima volta”, come scriverà nel suo diario, Il mestiere di vivere, nel 1942, un paio di anni dopo.

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Spiaggia

CAROL SCHIFF, “RICORDI DELLA SPIAGGIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non ti sei mai chiesto perché un attimo, simile a tanti del passato, debba farti d'un tratto felice, felice come un dio?
CESARE PAVESE, Dialoghi con Leucò

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