lunedì 31 luglio 2017

Tra le grazie del mondo


WENDELL BERRY

LA PACE DELLE COSE SELVAGGE

Quando la disperazione per il mondo cresce dentro me
e mi sveglio di notte al minimo rumore
col timore di ciò che sarà della mia vita e di quella dei miei figli,
vado a stendermi dove l’anatra di bosco
riposa sull’acqua in tutto il suo splendore
e si nutre il grande airone.
Entro nella pace delle cose selvagge
che non si complicano la vita per il dolore che verrà.
Giungo al cospetto delle acque calme.
E sento su di me le stelle cieche del giorno
che attendono di mostrare il loro lume. Per un po'
riposo tra le grazie del mondo e sono libero.

(The Peace of the Wild Things, da Openings: Poems, 1968 – Trad. di Paolo Severini)

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Wendell Berry (Henry County, 1934), poeta contadino, ha trovato nel ritorno alla terra la pienezza del vivere: lontano dal mondo che spersonalizza gli uomini e li automatizza, riscopre la pace in quel ritmo lento dettato dalle stagioni, dove a imperare è soltanto la natura (e Dio che la guida, vista la fede di Berry) con il suo ordine.

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DAVID JOHNSON, “SCENA PASTORALE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma voi, amici, ogni giorno fate qualcosa / che non possa entrare nei calcoli.
WENDELL BERRY, Poesie scelte 1957-1982

domenica 30 luglio 2017

Un tributo o un tradimento?


LOUIS UNTERMEYER270px-Louis_Untermeyer

IL VAGABONDO

È un tributo o un tradimento quando
Tornando dal dolce per strade solite,
Lascio le tue labbra e gli occhi cercandoti
                  sul viso di un’altra?

Perché cerco quello che già possiedo
E trovo lontano quel che ho vicino?
Non lo so – So soltanto che desidero
                 trovare te infine.

So che l’amore ha tanti focolari
Che la Fame va per vie senza fine
Che il sogno del Bello guida la terra
                  E mi riporta a casa.

(da Il Nuovo Adamo, 1920)

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È un tributo o un tradimento quando lui guarda un’altra? Scherzando, si potrebbe dire che dipende dal modo…. Ma, a parte le gelose riprovazioni dell’altra, sembra che il poeta statunitense Louis Untermeyer (1885-1977), se la cavi egregiamente con la scusa poetica della Bellezza. Scusa, che comunque non funzionò appieno, visto che ebbe quattro mogli, e una di queste, Jean, con la quale rimase oltre vent’anni, la sposò due volte divorziando altrettante.

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Pioggia

FOTOGRAFIA © EDUARD GORDEEV

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LA FRASE DEL GIORNO
Per rivelare l'uomo in relazione all'universo il poeta deve mostrarsi non solo interessato alle immensità ma anche alle banalità della vita quotidiana.

LOUIS UNTERMEYER, Moderna poesia americana 1950

sabato 29 luglio 2017

Onda del mare


JOSÉ SARAMAGOSaramago

ACQUA CHE ALL’ACQUA TORNA...

Acqua che all’acqua torna, di luce sfrangiata,
si apre l’onda in spuma.
Movimento perpetuo, arco perfetto,
che si erge, ricade e rifluisce,
onda del mare che il mare stesso nutre,
amore che di se stesso si alimenta.

(da Le poesie possibili, 1966 - Traduzione di Giulia Lanciani)

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Il Premio Nobel portoghese José Saramago (1922-2010) è alla sua prima prova poetica con Le poesie possibili: è la parola, la poesia quindi, a poter superare il disinganno del vivere, la sofferenza, il limite umano. E quella parola, come un’onda che di continuo si riversa a nutrire il mare, si può manifestare solo nell’amore.

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Onde

FOTOGRAFIA © HDQWALLS

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LA FRASE DEL GIORNO
Dev’esserci un colore da scoprire, / un insieme di parole occultato, / dev’esserci una chiave per aprire / la porta di questo muro smisurato.
JOSÉ SARAMAGO, Le poesie possibili

venerdì 28 luglio 2017

Centenario di Gloria Fuertes


La poetessa spagnola Gloria Fuentes nasceva nel barrio madrileno di Lavapiés il 28 luglio 1917. Autrice anche di storie e poesie per l’infanzia, si fece conoscere come esponente della Generazione del ‘50, caratterizzata dai temi di denuncia morale e preoccupazione umanitaria: solitudine, ingiustizia sociale, dolore, rivendicazione del ruolo femminile, difesa dell’ambiente, nei suoi versi dallo stile piano e ricco di giochi verbali si alternano con le riflessioni sulla vita, su Dio, sull’amore e sul disamore. Gloria Fuentes, definita dal Nobel Camilo José Cela “una delle più solide voci della poesia spagnola di tutti i tempi”,  morì a Madrid nel 1998.

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Fuertes

FOTOGRAFIA © FUNDACIÓN GLORIA FUERTES

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AUTOEUTANASIA SENTIMENTALE

Mi sono tolta di mezzo
per non disturbare,
per non gridare
più versi lamentosi.
Ho passato molti giorni senza scrivere,
senza vederti,
senza mangiare altro che pianto.

(da Opere incomplete, 1975)

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NELLE NOTTI CHIARE

Nelle notti chiare,
risolvo il problema della solitudine dell’essere.
Invito la luna e con la mia ombra siamo in tre.

(da Storia di Gloria, amore, umore e disamore,  1980)

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ISOLA IGNORATA

Sono come l’isola ignorata
che palpita cullata da alberi succosi
al centro di un mare
che non mi comprende,
circondata dal nulla,
— sola soletta —.
Ci sono uccelli splendenti nella mia isola,
e dipinte da angeli pittori
ci sono fiere che mi guardano dolcemente,
e fiori velenosi.
Ci sono ruscelli poeti
e voci interiori
di vulcani addormentati.
C’è forse anche un tesoro
nella sua parte più interna.
Chissà se ho
diamanti nella mia montagna,
o soltanto un piccolo
pezzo di carbone!
Gli alberi del bosco della mia isola,
siete voi miei versi.
Come suonate bene a volte
quando il vento musicale
vi sfiora quando viene il mare che mi circonda!
Se qualcuno giunge a quest’isola che sono,
che incontri qualcosa è il mio desiderio;
— sorgenti di versi incendiati
e cascate di pace io ho —.
Un nome che mi risale l’anima
e non vuole che pianga i miei segreti;
e sono terra felice — ho l’arte
di essere felice e povera allo stesso tempo —.
Per me è un piacere essere ignorata,
isola ignorata nell’oceano eterno.
Al centro del mondo senza un libro
so tutto, perché venne un messaggero
e mi lasciò una croce per la vita
— per la morte mi lasciò un mistero.

(da Isola ignorata, 1950)

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Altre poesie di Gloria Fuertes sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Non dimenticare che il poeta in ogni cellula ha un cuore.
GLORIA FUERTES, Glorierie

giovedì 27 luglio 2017

Mistero dell’esistenza


WISŁAWA SZYMBORSKA

SOTTO UNA PICCOLA STELLA

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

(Pod jedną gwiazdką, da Ogni caso, 1972 – Traduzione di Pietro Marchesani)

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Pacata, come sempre, e sottilmente ironica: la poetessa polacca Wisława Szymborska (1923-2012) accetta l’inadeguatezza – quante volte ci sentiamo ripetere a mo’ di giustificazione “Non posso fare tutto, io!” – e rivendica questa consapevolezza dell’imperfezione, della non-partecipazione, che in fondo altro non è che il nostro vivere, amare, porsi domande e scrivere poesie.

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Luna

IMMAGINE © PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Il savoir-vivre cosmico, / benché taccia sul nostro conto, / tuttavia esige qualcosa da noi: /  / un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal / e una partecipazione stupita a questo gioco / con regole ignote
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WISŁAWA SZYMBORSKA, Due punti

mercoledì 26 luglio 2017

Una scrivania


JÁN ZAMBORZambor

SCRIVANIA

Una scrivania, intravista
nel vecchio garage di una casa abbandonata
e silenziosa, sdraiata
su un fianco, portata
via da qualche parte, finora
inutile,
ma forte come una quercia,
liscia come un foglio;
che intenso desiderio
di restare qui,
di accarezzarla con un panno delicato,
di portarla solennemente a casa,
di accomodarmi ad essa, così grande,
di posarvi un piattino con una tazza tintinnante,
di lucidarla con i gomiti, le palme delle mani e le dita,
o con la faccia,
di sperimentare piaceri
da eremita.
Sicuramente fiorirebbe, darebbe foglie,
frutti.
Bue degli antenati,
tirerebbe un carico pesante,
trarrebbe dal fango un carro impantanato.
Buon cavallo fedele degli antenati,
mi condurrebbe
galoppando nel paesaggio,
le nostre teste al vento.

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Il poeta slovlacco Ján Zambor (Tušická Nová Ves, 1947) intravede una vecchia scrivania abbandonata in un garage e se ne innamora: la vede già nella sua casa, si sogna seduto a scrivere. Di più, l’immaginazione va oltre, ne fa oggetto di zoomorfismo, la trasforma in un possente bue, in un agile cavallo capace di viaggiare nella fantasia.

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Paul Ward

FOTOGRAFIA © PAUL WARD

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LA FRASE DEL GIORNO
La nostra scrivania è come una fortezza che ci protegge dal mondo estraneo e talvolta ostile.
RICHARD POWELL, L’uomo di Filadelfia

martedì 25 luglio 2017

Ah, potessi amarti


VINICIUS DE MORAES

IL PIÙ CHE PERFETTO

Ah, potessi andare via
con te adesso
verso un orizzonte fermo
(comune, tuttavia...)
Ah, potessi andare via!

Ah, potessi amarti
senza più gelosie
di qualcuno in qualche luogo
di cui non sospetti...
Ah, potessi amarti!

Ah, potessi vederti
sempre al mio fianco
senza doverti dire
mai: attenzione...
Ah, potessi vederti!

Ah, potessi averti
come un luogo
piantato in una terra verde
per abitarti
abitarti fino a morire in te...

Montevideo, 1° novembre 1958

(O mais-que-perfeito, da Per vivere un grande amore, 1962 – Trad. Amina Di Munno)

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Un desiderio di libertà e di perfezione, senza più legami che vincolino un amore, senza più bisogno dei sotterfugi umani, senza timore di ferire più nessuno: è quello che sogna il poeta brasiliano Vinicius De Moraes (1913-1980), vivere pienamente quell’amore, che è al momento limitato.

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RON DI SCENZA, “BACKLIGHT”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti amo tanto, amore mio... non canti / il cuore umano con maggiore verità... / Ti amo come amico e come amante / in una sempre diversa realtà.
VINICIUS DE MORAES, Libro di sonetti

lunedì 24 luglio 2017

E le lettere d’amore


JOAN MARGARIT

NON GETTARE LE LETTERE D’AMORE

Non gettare le lettere d’amore.
Non ti abbandoneranno.
Il tempo passerà, svanirà il desiderio
- questa freccia d’ombra -
e i volti sensuali, belli e intelligenti,
si celeranno in te, in fondo a uno specchio.
Scivoleranno gli anni. Ti stancheranno i libri.
Scenderai sempre più in basso
e, perfino, perderai la poesia.
Il rumore della città dietro i vetri
finirà per essere la tua unica musica,
e le lettere d’amore che avrai conservato
saranno la tua ultima letteratura.

(da Acqueforti, 1998)

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Il tempo passa modificando le cose. Joan Margarit (Sanaüja, 1938), poeta catalano, riflette sulla vecchiaia, sull’importanza e sul valore delle cose in periodi ed età diverse della nostra vita. Luis García Montero parla di “una vendetta morale contro il tempo, un diritto contro la realtà”: ciò che queste lettere d’amore, retaggio di noi, incarnano ancora.

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Lettere

FOTOGRAFIA © XQXTP

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LA FRASE DEL GIORNO
L’arte non è distinta dalla vita
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JOAN MARGARIT, Acqueforti

domenica 23 luglio 2017

Per amore


MARÍA DO ROSARIO PEDREIRA

SI RICORDAVA DI LUI

Si ricordava di lui e, per amore, anche se pensava
a un serpente, avrebbe detto solo un arabesco; e avrebbe nascosto
nella gonna il morso caldo, la ferita, l’impronta
di tutti gli inganni, avrebbe fatto quasi tutto

per amore: avrebbe dato il sonno e il sangue, la casa e la felicità,
e avrebbe custodito silenziosi i fantasmi della paura, che sono
i padroni delle più grandi verità. Già un’altra volta aveva mentito

e per amore si sarebbe seduta alla tavola di lui
e avrebbe negato che lo amava, perché amarlo era un inganno
ancora più grande che mentirgli. E, per amore, si mise

a disegnare il tempo come una linea stordita, sempre
al cadere di una pagina, a prolungare il mancato incontro.
E faceva stelle, anche se pensava alle croci;
arabeschi, anche se ricordava solo serpenti.

(da La casa e l’odore dei libri, Librati Edizioni, 2008 - Traduzione di Mirella Abriati)

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Per amore si può fare di tutto, anche rinunciare all’amore e continuare a coltivare un sogno impossibile, come questo della poetessa portoghese María do Rosario Pedreira (Lisbona, 1959), che continua a narrare il suo abbandono, la sua nostalgia, quel triste senso di cose perdute così tipico del fado, la musica tradizionale della sua terra.

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Clark

CHRISTOPHER CLARK, “AMORE IN UN CAMPO DI PAPAVERI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le sere vanno ripetendosi sul terrazzo, dove le parole sono piccoli luoghi della memoria / (…) Lontano da casa ho sogni che non racconto a nessuno.
MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA, La casa e l’odore dei libri

sabato 22 luglio 2017

L’arpa dimenticata


GUSTAVO ADOLFO BÉCQUER

DEL SALOTTO NELL’ANGOLO BUIO

Del salotto nell' angolo buio,
dal suo padrone forse dimenticata,
silenziosa e coperta di polvere,
si vedeva l'arpa.

Quante note dormivano sulle corde,
come uccelli che dormono sui rami,
sperando la mano di neve
che sa come strapparle!

Ahi! - pensai - Quante volte il Genio
così dorme nel fondo dell'anima,
e una voce, come Lazzaro, aspetta .
che gli dica: «Alzati e cammina!».

(Rima VII, da Rime, 1871– Traduzione di Marina Cepeda Fuentes)

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Un’arpa giace abbandonata in un polveroso salotto: è l’analogia che il poeta spagnolo Gustavo Adolfo Bécquer (1836-1870) sceglie in questa sua Rima per rappresentare l’ispirazione, la Musa addormentata che attende di essere miracolosamente risvegliata.

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Williams

ROBERT DALE WILLIAMS, “NATURA MORTA CON VIOLA E ARPA”

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LA FRASE DEL GIORNO
I poeti cercano l'ispirazione lontano, mentre essa è nel cuore.

ALPHONSE DE LAMARTINE, Graziella

venerdì 21 luglio 2017

Eau de parfum


AURORA LUQUE

EAU DE PARFUM

Dell’infanzia, l’odore
del muschio nei fossi,
del fango, delle more
e l’estrema violenza di imparare.

Del mare, l’ultima nota
dell’ultima onda vista
prima di tornare e convincerci
che non arriveranno sirene.

Della notte, le leggere sfumature
di un profumo italiano
ancora di moda.

Del tuo corpo, l’aroma
di un libro di avventure
letto ancora una volta;
ma anche di oleandri
desolati in fiamme.

Odora di vita bruciata.

(da Problemi di doppiaggio, 1982)

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La vita ha profumi e odori che l’accompagnano: l’aroma che sa riaccendere memorie sopite, e poi quello delle emozioni associate, quello del lusso, quello dell’amore e dell’eros. La poetessa spagnola Aurora Luque (Almería, 1962) ripercorre i suoi in questa sinestesia lirica.

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Chanel

ANDY WARHOL, “CHANEL N.5”

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LA FRASE DEL GIORNO
Basta sfiorare il filo teso di un profumo che i ricordi risuonano immediatamente.

DIANE ACKERMANN

giovedì 20 luglio 2017

I poeti prudenti


ÁNGEL GONZÁLEZ

ORDINE (POETICA CUI ALTRI SI DEDICANO)

I poeti prudenti,
come le vergini — quando c’erano —,
non devono staccare gli occhi
dal firmamento.
Oh, tu, intrepido forestiero
che guardi gli uomini:
contempla le stelle!
(Il Tempo, non la Storia).
Evita
l’oscena chiarezza.
                             (Cave canem).
E innalza il mistero.
                              Sii puro:
non fare nomi; non illuminare.
Che la tua parola oscura si versi nella notte
tetra e senza senso
come l’istante della tua vita.

(da Mostra di alcuni procedimenti narrativi e delle attitudini sentimentali che abitualmente comportano, 1976)

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Il poeta spagnolo Ángel González (1925-2008) lancia un’ironica invettiva contro un certo genere di poeti, i “novissimi” pseudoesistenzialisti degli Anni ‘70, dediti a una poesia astratta e lussuosa, pura, estetica, centrata più sull’arte che sulla vita: un attacco frontale in piena regola, senza risparmiare alcun colpo. Tutto il contrario di quello che lui stesso mette in pratica di solito: “Scrivere una poesia: riempire d’acqua un otre. / Delicatamente, i segni / si deformano, si allargano, / esprimono ciò che vogliono / la brezza, il sole, le nuvole, / si distendono, si tendono, finché / l’uomo che li guarda – / – calato il vento, / alta la luce – / o vede il suo volto / o – trasparenza pura, profondo / fallimento – non vede nulla”.

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Schloe

ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia sei tu / disse un poeta / – ed era certamente vero – / guardando il dizionario.

ÁNGEL GONZÁLEZ, Mostra di alcuni procedimenti narrativi

mercoledì 19 luglio 2017

E dimenticare quale


ANISE KOLTZ

SERA I

Sotterrare il giorno
in un monticello di terra
e dimenticare
quale

(da Il circo del sole, 1966)

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Quattro versi che evocano un’immagine: la poetessa lussemburghese Anise Koltz (Eich, 1928) riesce a esprimere in un tratto così breve il viaggio interiore che facciamo alla fine di ogni giorno, il percorso della giornata che liquidiamo prima di andare a dormire, l’operazione della nostra coscienza che si libera per abbandonarsi al sonno.

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Buzzati

DISEGNO DI DINO BUZZATI

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni giorno / il nostro destino vacilla / ogni giorno / la bibbia è da riscrivere / sotto la luce glaciale / del mondo.
ANISE KOLTZ, Il paradiso brucia

martedì 18 luglio 2017

Musico cuore


SIBILLA ALERAMO

CHIUDO IL TUO LIBRO

a Dino Campana

Chiudo il tuo libro,
snodo le mie trecce,
o cuor selvaggio,
musico cuore…

con la tua vita intera
sei nei miei canti
come un addio a me.

Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,
meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,

liberi singhiozzando, senza mai vederci,
né mai saperci, con notturni occhi.

Or nei tuoi canti
la tua vita intera
è come un addio a me.

Cuor selvaggio,
musico cuore,

chiudo il tuo libro,
le mie trecce snodo.

Mugello, 25-7-1916

(da Un viaggio chiamato amore, Feltrinelli, 2000 – a cura di Bruna Conti)


Addentriamoci ancora nella tormentata storia d’amore tra Dino Campana e Sibilla Aleramo (1876-1960): la poetessa si trova a passare quindici giorni di villeggiatura in una casa di campagna prestata da amici a Borgo San Lorenzo, “La Topaia” e tiene un serrato scambio epistolare con il poeta toscano, che non ha ancora incontrato: “Volevate un mio ritratto, e invece vi mando delle parole, stampate! Mah, le fotografie non mi somigliano. Ci vedremo, una volta”. La poesia, scritta a inchiostro, su una sola facciata, è una sorta di dicotomia tra vita e cuore, tra poesia e realtà, e venne inviata a Campana qualche giorno prima dell’incontro dei primi di agosto a Marradi: da allora nell’epistolario passeranno dal “voi” al “tu”: “Tremo aspettando che tu mi scriva, M’hai amato, quei giorni. T’ho avuto tutto nel primo sguardo, così interamente”.

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Aleramo

SIBILLA ALERAMO RITRATTA DA MARIO NUNES VAIS

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LA FRASE DEL GIORNO
M'hai detto: «Tu non dici: sempre, mai, come le altre». Ma stasera mi sembra che mai io mi sia sentita davanti all'amore una così piccola cosa oscura.
SIBILLA ALERAMO, Lettera a Dino Campana, 7 agosto 1916

lunedì 17 luglio 2017

Siamo intrecciati


STEPHEN DUNN

AL MIO DOPPIO

Sei sempre stata quella cauta
che entra nella passione in punta di piedi
e la taglia a metà con la ragione.
Te l'ho permesso, e sono andato
per vie più felici e selvagge.
Ora ogni mio pensiero
sembra una fune annodata
a un'altra fune, che va indietro
nel tempo. Siamo intrecciati.
Ho imparato a esitare
persino dinanzi alla porta più spalancata.
Non so cosa tu abbia imparato.
Ma andare avanti, lo sento,
è andare insieme adesso. C'è un posto
dove vorrei arrivare prima di notte.

(To my doppelganger, da Qui e ora, 2011 - Traduzione di Patrizio Ceccagnoli)

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Il doppio di questa poesia di Stephen Dunn (New York, 1939), che potrebbe apparire romanticamente come la donna con cui condividere la vita, la celebre altra metà platonica, è in realtà la mente, in eterno conflitto con il cuore come nel celebre asserto pascaliano: “La ragione non conosce le ragioni del cuore”. Eppure, dice Dunn, giocoforza si deve arrivare a un compromesso, se non proprio a una complicità.

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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho provato / a diventare un altro per un po’ / solo per scoprire che anche lui era me.
STEPHEN DUNN, Qui e ora

domenica 16 luglio 2017

Il lazo del largo


MARIA LUISA SPAZIANI

PRIMA CHE

Se sveglio ridiscendi il displuvio del sogno,
ecco all’agguato Händel con il lazo del largo.
Presto iberna il tuo cuore, invèntagli un letargo
prima che il vento gelido piombi a spezzarti il fiato.

(da Transito con catene, Mondadori, 1977)

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Enzo Siciliano, riguardo a Transito con catene della poetessa torinese Maria Luisa Spaziani (1922-2014), parla di un esibito virtuosismo in cui cadono “stille di pena esistenziale”. E una di quelle gocce di pena è questa: un tentativo quasi di carpe diem – o meglio un’invocazione a considerare la forza perlomeno neutrale del momento: il risveglio, il Largo di Händel che risuona nella stanza.

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Camera

MARK BECK, “CAMERA DA LETTO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Attenti ad incarnarvi / nel sogno giusto. Nascono / da una pagina scritta, in fitta schiera, / mostri, presagi o angeli.
MARIA LUISA SPAZIANI, I fasti dell’ortica

sabato 15 luglio 2017

Liu Xiaobo


Liu Xiaobo, scrittore e critico letterario, dissidente cinese e Premio Nobel per la Pace 2010 in absentia, è morto il 13 luglio all’ospedale di Shenyang, dove era stato trasferito dal carcere alla fine di giugno per l’aggravarsi di un cancro al fegato. Era nato a Changchun, nel nord della Cina, il 28 dicembre 1955, ma aveva vissuto nella Mongolia interna. Cristiano e neoliberista, compì gli studi all’estero, arrivando a lavorare alla Columbia University, che abbandonò nel maggio 1989 per divenire uno dei protagonisti della rivoluzione di Piazza Tienanmen. Considerato un “nemico dello stato”, entrò ed uscì di prigione e dai campi di lavori forzati per anni fino all’arresto definitivo dell’8 dicembre 2008. La moglie Liu Xia, anch’ella poetessa, gli è stata vicina in tutte le battaglie. Rimarranno emblematiche, come un silenzio assordante,  le sedie vuote di Liu Xiaobo e Liu Xiao alla consegna del Premio Nobel a Oslo.

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Veteran Chinese pro-democracy activist Liu Xiaobo makes a point during a March 1995 file photo. Liu, one of China's best known dissidents, has been formally arrested on suspicion of inciting subversion, following his detention late last year for promoting a petition calling for an end to one-party rule.  REUTERS/Will Burgess/Files (CHINA POLITICS IMAGES OF THE DAY) - RTR24YTA

FOTOGRAFIA © SCANPIX

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UNA LETTERA MI BASTA

per Xia

Una lettera mi basta
per andare oltre e
trovarmi a parlare con te
proprio come il vento che attraversa
la notte
e usa il suo sangue
per scrivere un verso segreto
che mi ricorda che ogni parola
è l’ultima
il ghiaccio che hai nel corpo
si scioglie in una leggenda di fuoco
negli occhi del carnefice
l’ira diventa pietra
due file di sbarre di ferro
inaspettatamente si sovrappongono
falene sbattono forte le ali verso
la luce della lampada, segno incessante
che disegna la tua ombra

8. 1. 2000

(Traduzione di Maria Cristina Donda sulla versione inglese di Jeffrey Yang)

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GIGLI NELLA NOTTE DEL 4 GIUGNO

Diciassettesimo anniversario
Pechino. A casa mia. 24 maggio 2006

Sono passati diciassette anni
ed ecco ancora un altro 4 giugno
e un'altra spaventosa notte che discende nera.

La vita di un anno
viva vita vissuta
diventa tutt'a un tratto foglia secca
che penzola agli albori del sole rinascente.

Grato sono a Liu Xia, mia moglie,
che ogni anno il 4 giugno
torna a casa portando un mazzo di gigli bianchi.
Era quest'anno di diciassette steli.

I gigli nel cuore della notte nera
maculano i campi delle anime morte.
Splendente bianchezza dei fiori
splendente sbocciare dei petali
splendente verdeggiare delle foglie
splendente fragranza lieve.
Sono offerte di ricordo e pentimento.

La morte non può serrare gli occhi
al solo vivo bianco splendente bagliore
che perfora l'annerita coscienza della nazione.

I gigli imprigionati nella tenebra
sono la luce delle anime morte.
Schiudo l'animo mio
per guardare l'arrivo delle loro madri
per guardare nel Victoria Park-
per guardare in tutti gli angoli del mondo
ove sfavillano candele per le anime morte.

Mentre la libertà svanisce
i gigli calati nella tenebra
sono come un colloquio fra il Tempo e le anime defunte.
Il lucore delle fiammelle ardenti per le preghiere ai morti
abbaglia avvampa estingue il Vuoto che ho di fronte.

Mimiche irrigidite
sotto polvere che soffoca e annienta anche il suono dei canti.
Occhi sbocciano ancora quasi fossero fiori
per offrire la faccia a una carezza devastante.
Ci vuole proprio una durevole tenacia
un intelletto che non ceda un passo
così che per le terre desolate
s'aprano ovunque i dorati girasoli
d'un frenetico Van Gogh.
Van Gogh che semina nel sole
Van Gogh che usa colori volteggianti da riempire orecchi
Il Van Gogh trionfatore che è passato per Inferno e Paradiso.

Un maligno risveglio
avvelena di disperazione ogni singolo momento
intriso nella notte fonda.
I gigli sbocciano con pallido chiarore
fiori caduti della silente primavera
mi traggono dal mezzo di una voragine abissale.

(da Elegie per il 4 giugno, 2012 - Traduzione di Francesco Palmieri)

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LA FRASE DEL GIORNO
Il tuo amore sono raggi di sole che passano attraverso le mura e le sbarre del carcere, accarezzano la mia pelle, scaldano ogni mia cellula, mi aiutano a mantenere la calma, la pace, così che ogni minuto in prigione possa essere pieno di significato
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LIU XIAOBO

venerdì 14 luglio 2017

Piccola e tremante


RACHEL BLUWSTEINRachelBluwstein

ALL’ESTERO

Così mi siederò... così: piccola e tremante.
Qui il sole è freddo nel cielo diverso.
Si udrà un ordine silenzioso, nostalgia per la patria.
Alzati e cammina!, che fai in terra straniera?

Così mi alzerò...così; per la millesima volta.
Così me ne andrò, stremata.
Così vagherò per le strade, con il grecale e la pioggia.
Così amerò… così: invano.

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Un’anima tormentata quella della poetessa israeliana Rachel Bluwstein (1890-1931), conosciuta e venerata in Israele anche solo come Rachel o Poetessa Rachel: il pessimismo di fondo di cui era intrisa la sua vita, duramente segnata dalla tubercolosi, le fecero considerare spesso l’impossibilità di realizzare se stessa attraverso l’amore e la maternità.

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Automat

EDWARD HOPPER, “AUTOMAT”

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LA FRASE DEL GIORNO
Nel mio giardino ti ho piantato, / nel mio giardino segreto, il mio cuore
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RACHEL BLUWSTEIN

giovedì 13 luglio 2017

Ricordo un verso


PEDRO LASTRA

SCRIVO IL NOME DI NERVAL

Scrivo il nome di Nerval
ricordo un verso e lo ripeto
è la sua parola quella che dico
quella che ricordo e che qualcuno dice
e non sono io e il balbettio
della sua parola è il silenzio

(chi parla qui, chi c'è qui?)

(da Notizie dall’estero, 1979)


La lettura o rilettura di un’opera poetica apporta ad essa qualcosa di nuovo: è chiaro che se l’interpretazione del poeta è quella che possiamo definire “autentica”, ogni lettore vi apporterà il suo bagaglio di conoscenze, esperienze ed emozioni. A confermare l’ormai citatissimo in questo blog “Ogni lettore è un altro poeta; ogni testo poetico un altro testo” di Octavio Paz, c’è anche il poeta cileno Pedro Lastra (Quillota, 1932), che tuttavia si incammina verso la perfezione del silenzio.

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Cy Twombly

CY TWOMBLY, “POESIE PER IL MARE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni lettore ha trovato il suo incantesimo per assicurarsi il possesso di una pagina che, per magia, diventa nuova e immacolata, come se nessuno l'avesse mai letta prima.
ALBERTO MANGUEL, La biblioteca di notte

mercoledì 12 luglio 2017

Intera nelle forme


RAFFAELA FAZIO

AFRODITE

Nasci
dalla ferita, gioia
perfetta.
              Sei
ciò che appari
intera nelle forme
che riveli.

Sciolti nel petto
i sapori
con cui riempi il cosmo

indossi le vesti
delle Ore:
            dispieghi
al tempo giusto
ogni dettaglio
- il germoglio il frutto
                       e il suo cadere
il vento che riscalda e che raggela
chi gioca chi si accoppia
chi divora.

Ripeti
ma sei nuova
come l’accrescersi
dei petali in corolla
e l’infinita corsa
delle specie, delle onde,
l’arte.

Tutto desideri e di niente
hai bisogno. Ti offri
in ogni cosa
e là sull’orlo
dove la morte
vira si fa
Sogno.

(da Ti slegherai le trecce, Coazinzola Press, 2017)

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La poetessa Raffaela Fazio (Arezzo, 1971) dedica la sua più recente raccolta, Ti slegherai le trecce, alla rivisitazione del mito, operazione che diventa "un pretesto per dire il femminile”, per raccontare varie sfaccettature dell’anima delle donne e dei sentimenti amorosi: ho scelto come esempio la bellezza generatrice di Afrodite, ma ci sono tra le altre la gelosia di Procri, la consapevolezza di poter scegliere di Atalanta, la tristezza dell’abbandono di Arianna, il doloroso rimpianto di Eos...

“La sopravvivenza del mito ci è necessaria perché in essa riconosciamo il mondo” commenta Francesco Dalessandro nella postfazione al volume: e proprio quella è la funzione del mito, aiutarci a squarciare il velo del mistero, anche quello delle nostre emozioni, considerando con Ernest Jünger che “i miti restano, al pari della metafisica, un ponte gettato verso la trascendenza”.

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Dali

SALVADOR DALÍ, “APPARIZIONE DEL VOLTO DI AFRODITE A CNIDO NEL PAESAGGIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Che fino in fondo / nessuno rinunci / allo stupore!
RAFFAELA FAZIO, Ti slegherai le trecce

martedì 11 luglio 2017

Ciottoli verdi


EDUARD SANAHUJAeduard_sanahuja

HA UNA POESIA NASCOSTA

Da bambino nascondeva tutti i ciottoli verdi
che cercava con amore in calde spiagge
nei cassetti segreti dell’armadio del nonno
o sul fondo del lavandino come gemme sottomarine.
Nascondeva nel letto il freddo delle spine
e nella credenza nascondeva carta e matite.
Da grande ha fatto lo stesso, più o meno lo stesso,
con cose scelte meglio e nascondigli più rispettabili.

(da Mirador, 1984)

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C’è una celebre scena nel Favoloso mondo di Amélie, film francese del 2001, in cui la protagonista scopre per caso in un nascondiglio nel suo appartamento parigino una scatoletta di latta con giocattoli e piccoli ricordi. La ragazza indaga e riesce a far ritrovare a quel bambino, divenuto ormai un uomo maturo, quel piccolo “tesoro” di emozioni. Tutti abbiamo raccolto e conservato oggetti insignificanti della nostra infanzia: sassi levigati ai nostri occhi di bambino – come dice il poeta catalano Eduard Sanahuja (Barcellona, 1953) – sembravano preziose gemme, altro aveva la forza della leggenda e del talismano. Abbiamo continuato a farlo, non ci siamo fermati mai: crescendo, abbiamo cambiato oggetti e nascondigli, ma abbiamo sempre conservato le emozioni, nelle poesie.

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FOTOGRAFIA © EDILCOMMERCE

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LA FRASE DEL GIORNO
L'emozione è un dono che giunge di sorpresa, un enunciato mitico più che una proprietà umana.
JAMES HILLMAN, Re-visione della psicologia

lunedì 10 luglio 2017

E ti domandavi


EDGAR LEE MASTERS

THEODORE IL POETA

Da ragazzo, Theodore, sedevi per lunghe ore
sulle rive del torbido Spoon
con gli occhi profondi fissi sulla tana  del gambero,
aspettando che apparisse spingendo la testa,
prima le antenne ondeggianti, come fili di fieno,
e poi il corpo, colorato come steatite,
gemmato con occhi di giada.
e ti domandavi, come rapito,
che cosa sapeva, che cosa desiderava, e perché mai vivesse.
Ma più tardi guardasti uomini e donne
nascosti nelle tane del fato fra grandi città,
osservando le loro anime uscire,
in modo da poter vedere
come vivevano, e per che cosa,
e perché strisciassero così in faccende
sulla distesa di sabbia dove l’acqua vien meno
quando l’estate declina.

(Theodore the Poet, da Antologia di Spoon River, 1916 – Trad. di Fernanda Pivano)

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È ancora una volta il poeta come osservatore quello che emerge dai versi dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters (1868-1950): un essere capace di guardare pazientemente e minuziosamente il mondo per riuscire in qualche modo a interpretarlo, a conoscerne una parte. E le anime degli uomini e delle donne valgono per questo scopo la danza lenta dei gamberi di fiume.

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Tuke

HENRY SCOTT TUKE, “VERD E ORO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Come specchio / osservo / e l’immagine del mondo / ripeto / per il mondo.
BIJAN JALALI

domenica 9 luglio 2017

Il sapore del lampone


KATE CLANCHY

LAMPONI

Il modo in cui non ricordiamo il calore, dimentichiamo
il sudore e di come portavamo una maglia
leggera sulla pelle che bruciava, il modo in cui perdiamo
il sapore del lampone, ogni inverno; ma
 
brusco all’improvviso viene luglio, la vena
incendia la tela, e da quella luce
- il sole su calde lenzuola stropicciate –
il mondo splendido in cui faremo il nostro ingresso,
 
che è andata come doveva, è ciò che sai. Non è un proseguimento,
né il modo in cui ce n'eravamo andati, l’ubriacatura, solo
il tuo timoroso protenderti goffo e mezzo soffocato,
le mie mani distese, le nostre dita, intrecciate,
 
- come il primo accecato ritrarci dal calore
o a denti serrati, semi, un sapore di metallo.

(da Samarcanda, 1999 – Traduzione di Francesco Smaldino)

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Il tempo che scorre, la memoria che resta viva in noi sottotraccia per poi riesplodere all’avvento delle stagioni: l’immediatezza della poetessa scozzese Kate Clanchy (Glasgow, 1965) rende in particolar modo quando si addentra nei territori del quotidiano, del tranquillo ménage familiare (non a caso la raccolta precedente a questa si intitola “Sciattona” e la successiva “Neonato”) dove sognare lontane Samarcande senza muoversi da casa.

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Hough

DIPINTO DI WILLIAM HOUGH

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LA FRASE DEL GIORNO
I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati.
EPICURO

sabato 8 luglio 2017

Lo stesso mare


RAFAEL CADENASRafael_Cadenas_2016

TU CHE CAMMINI STASERA

Tu che cammini stasera nella strada deserta, vai piena dei baci non dati.
Ignori la scrittura prodigiosa dell’amore.

Anche se non mi conosci, nel mio cuore trema lo stesso mare che danza nelle tue vene.
Prendi i miei occhi millenari, il mio corpo ripetuto, il sussurro della mia spiaggia
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(da Un’isola, 1958)

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Un’isola, opera del poeta venezuelano Rafael Cadenas (Barquisimeto, 1930), è una raccolta che si sviluppa dalla scoperta dell’amore al disamore: qui siamo ovviamente dalle parti dell’innamoramento; “Se la poesia non nasce, però reale è la tua vita, / ne sei l’incarnazione”. È la presa di coscienza dell’amore che si manifesta, che è nella sua fase potenziale: la riconoscenza di un’empatia, la gioia della condivisione.

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Afremov

DIPINTO DI LEONID AFREMOV

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivo come chi si china sul corpo che ama.
RAFAEL CADENAS, Un’isola

venerdì 7 luglio 2017

Saranno altre


BASILIO URIBEbasilio-uribe

RESURREZIONE

Le cose che torno a vedere
in questa mattina unica
non saranno più le stesse.
E quello che dico adesso
con voce limpida
non succederà mai più.
Saranno altre, un’altra volta,
le parole che proverò
infine a far scaturire, per dirlo.

(22-X-59)

(da Il pane del silenzio, 1961)

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Il poeta argentino Basilio Uribe (1916-1997) punta lo sguardo sull’unicità del momento, sulla sua eraclitea irripetibilità. Anche se volessimo ricrearlo, ritornando in un luogo, per esempio, non avremo mai le identiche condizioni e noi stessi saremo comunque mutati: anche la voce poetica, per quanto simile, sarà giocoforza diversa.

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Caillebotte

GUSTAVE CAILLEBOTTE, “GIOVANE UOMO ALLA FINESTRA”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
L’atto è vergine, anche se ripetuto.
RENÉ CHAR, Furore e mistero

giovedì 6 luglio 2017

Tu unica e viva


GESUALDO BUFALINO

PROGETTO DI LODE

Tu unica, tu viva, tu acqua
e aria del mio vivere
e veemente complice di morte
tu mio pugno e stendardo
contro le scure procedure della sorte;
tu mio grano, mio grembo, mio sonno,
fuoco d’inverno che sventi l’obliqua
nube di notte dove abita l’Orsa;
tu unica e viva, tu canto
di grave organo e grido
di lenta carne e fiore e cibo, mia roccia
di paragone e tiepida
tana, mia donna, mia donna, tu unica,
tu viva…

(da L’amaro miele, Einaudi, 1982)

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Più che un “progetto di lode” questa poesia dedicata all’amata da Gesualdo Bufalino (1920-1996) è un vero e proprio inno alla donna che, più che complice e compagna nelle lotte del vivere quotidiano, assurge quasi al ruolo di una divinità.

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Gabriel Moreno

ILLUSTRAZIONE DI GABRIEL MORENO

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu sei la sete e ciò che deve saziarla.
PABLO NERUDA, Il fromboliere entusiasta

mercoledì 5 luglio 2017

Cavalcare un cigno nella notte


BILLY COLLINS

SPOGLIANDO EMILY DICKINSON

Per prima, la mantellina di tulle,
tolta dolcemente dalle sue spalle e posta
sullo schienale di una sedia di legno.

E la cuffia,
sciolto il nodo con una leggero tiro in avanti.

Poi il lungo vestito bianco, una faccenda
più complicata con bottoni di madreperla
giù per la schiena,
così piccoli e numerosi che ci vuole l’eternità
prima che le mie mani possano dividere il tessuto,
come la separazione dell’acqua di un nuotatore,
e scivolare dentro.

Avrete voglia di sapere
che stava in piedi
accanto a una finestra aperta in una stanza al piano di sopra,
immobile, con gli occhi un po’attoniti,
mentre guardava di sotto l’orto,
con l’abito bianco in un mucchio ai suoi piedi,
sul pavimento di legno a grandi riquadri.

La complessità degli indumenti intimi femminili
nell’America del diciannovesimo secolo
non è da sottovalutare,
e io procedevo come un esploratore polare
attraverso fibbie, fermagli, e ormeggi,
ganci, nastri, e stecche di balena,
mente navigavo verso l’iceberg della sua nudità.

Più tardi scrissi in un taccuino
che era come cavalcare un cigno nella notte,
ma naturalmente non posso dirvi tutto -
il modo in cui ha smesso di guardare l’orto,
come i suoi capelli si sono sciolti dalle forcine,
come all’improvviso si inserivano dei trattini
ogni volta che parlavamo.

Quello che posso dirvi
è che ad Amherst c’era un’immensa quiete,
quel Sabato pomeriggio,
c’era solo una carrozza che è passata accanto alla casa,
e una mosca che ronzava sul vetro di una finestra.

Così ho potuto udirla distintamente inspirare
quando ho slacciato il primo
gancio in alto del suo corsetto
e l’ho sentita sospirare quando poi quello ha ceduto,
al modo in cui alcuni lettori sospirano quando si accorgono
che la Speranza ha piume,
che la Ragione è una tavola,
che la Vita è un fucile carico
che guarda proprio te con un occhio giallo.


È un omaggio davvero particolare questo del poeta statunitense Billy Collins (New York, 1941): la poetessa Emily Dickinson diventa quasi un feticcio da spogliare – con ironia, naturalmente: dettagliato è l’elenco della biancheria femminile dell’Ottocento – per meglio comprenderlo, per ottenerne semplicemente l’anima spoglia, sull’onda di quello che è il pensiero di Collins sulla fruizione delle poesie: “C’è nessuno che voglia unirsi a me / nel lanciare alcuni sassi verso / quegli insegnanti che amano porre la domanda: / «Che cosa sta cercando di dire il poeta?» / come se Thomas Hardy e Emily Dickinson / si fossero sforzati ma alla fine avessero fallito: / disgraziati incapaci di parlare, che altro non erano, / con la penna in bocca a guardare fuori dalla finestra in attesa d’un idea”. Da notare le citazioni sullo stile – i trattini amati dalla Dickinson – e su alcune sue poesie: “La Speranza è quella cosa piumata”, “E poi un’Asse nella Ragione, si spezzò, / E caddi giù, e giù”, “La mia vita era stata un fucile carico”.

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Sanchez

DISEGNO DI ADARA SÁNCHEZ ANGUIANO

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LA FRASE DEL GIORNO
La Parola è uno dei sintomi dell'affetto / E il Silenzio l'altro – / La comunicazione perfetta / Nessuno può udirla
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EMILY DICKINSON, Poesie

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